Alla scoperta di Melbourne

Com’è dura l’avventura (16 dicembre)

Primo giorno vero passato a Melbourne: partiti dalla stazione di Clayton, si prende la metropolitana (che poi non è altro che una linea di treno normale, all’aperto che si confonde con il traffico su rotaia ordinario) per giungere alla grande città, le cui estremità distano circa 60 km. Il primo impatto non è stato dei migliori: Melbourne, che ospiterà i Giochi del Commonwealth il prossimo febbraio, è tutto un cantiere e io sono sceso (per sbaglio!) nella stazione di Spencer Street che stavano rivoluzionando tra operai al lavoro, fumo e lamiere dappertutto. Pian piano, però, inoltrandomi nel cuore della città, che è costituito da un rettangolo solcato perpendicolarmente da otto grandi strade e “disegnato” dalla metropolitana, mi sono fatto catturare dai mille colori delle vetrine natalizie (e dal contrasto, micidiale per chi è nell’altro emisfero, tra gli addobbi di Natale e le proposte di regali, tutti legati all’estate ed al caldo): Melbourne è un grosso centro commerciale pulsante, che ha il suo punto culminante in Myer, cinque piani di negozi distribuiti su tre edifici paralleli e collegati fra di loro, un mostro tentacolare, abitato da centinaia di migliaia di clienti e di lavoratori. Da vertigine!

Ma ciò che colpisce un europeo in visita la prima volta nella capitale del Victoria (a parte i prezzi del caffè cosiddetto italiano, esorbitanti: 2 dollari e 80 centesimi, ossia 1,30 euro) è la straordinaria mescolanza di razze che convivono gomito a gomito senza alcun problema e sentendosi soprattutto tutti australiani senza tenere in alcun conto le origini di genitori e nonni!

Pranzo a Pizza Hat, catene di pizzerie londinesi (già visitata nel mio viaggio nella capitale inglese l’anno scorso), e terribile scoperta: in Australia mettono pezzetti di ananas in tutti gli impasti delle pizze. Un sacrilegio!!! Francesco, anni fa, nel suo viaggio in Finlandia me ne aveva parlato, ma in quel caso si riferiva ad un tipo di pizza condito solo con pomodoro e ananas, qui invece si tratta di un vero e proprio attentato ad un’istituzione italiana!!!

In giro per il cuore di Melbourne (per altro non completo) ho segnato come notevoli la Flinders Station, costruita come una stazione inglese di inizio Novecento, la Federation Place, animata da diversi artisti di strada che hanno strappato centinaia di risate ad un numero incalcolabile di turisti, fermi per un po’ di riposo e per un veloce panino, la cattedrale anglicana di Saint Paul, nella quale in tutta tranquillità c’erano due market di oggettistica religiosa (sì, proprio dentro la chiesa, al termine delle due navate laterali, no comment), lo Yarra River, il fiume che attraversa la città (ho promesso a me stesso di andare a fare un giro sul battello, dal quale si ammirano tutti i profili cittadini) e l’Acquario comunale, affollato di studenti (qui le vacanze estive iniziano martedì prossimo).

Dov’è l’avventura? Beh, il ritorno è stato rocambolesco: volendo fare gli “sboroni” e non far scomodare lo zio a venirci a prendere alla stazione, una volta scesi dal treno con il nostro poco inglese abbiamo raggiunto una fermata dell’autobus, preso il 703, nella convinzione (visto il percorso) di arrivare a Ferntree Gully Road, la strada dove abitano gli zii. Il vero problema è che la Ferntree Gully Road è lunga ben 12 km e una volta che l’autista ci ha lasciati all’incrocio, non si sapeva se ci fosse un autobus per arrivare al numero 182, né tantomeno sapevamo se dovevamo percorrere la strada verso il sud o verso il nord. Armati di pazienza, ed anche un po’ “appanicati”, abbiamo chiesto aiuto a diversi negozianti: per cinque di essi dovevamo andare a nord, per due a sud. A questo punto, per la teoria delle probabilità, ci siamo incamminati a nord: la prima casa incontrata aveva il numero civico 390!!! Tranquillizzati dal fatto che poi i numeri decrescevano, abbiamo iniziato la passeggiata convinti che un autobus urbano sarebbe passato: macché! Pian pianino, ci siamo fatti oltre tre km a piedi fino a raggiungere in un’oretta il 182 (dove gli zii erano ormai nel panico totale). Poco prima di arrivare ho letto su una palina del bus urbano che sarebbe stato semplicissimo arrivare comodi a casa: bastava scendere alla stazione di Oakleigh (e non Clayton) e prendere il 742 che si ferma proprio sotto casa! Pazzesco… Comunque, ora sappiamo bene il percorso!

Una bella avventura, i piedi hanno un po’ reclamato, ma poi una buona cena a base di un piatto tipico australiano (carne di maiale arrostita in maniera particolare condita con verdure grigliate di ogni tipo: ho mangiato per la prima volta una zucca, non male, forse un po’ troppo dolce) mi ha consolato immediatamente! Se il buongiorno si vede dal mattino… questa vacanza sarà una lunga serie di avventure!

 

Pensieri sparsi e considerazioni “urbanistiche” (17 dicembre)

La pioggia e le necessità “familiari” (conoscere i figli degli zii, andare a trovarli in loco, a casa o sul posto di lavoro) oggi mi hanno bloccato e fatto vivere una giornata tutta sull’automobile: se il mio spirito di avventura è stato un attimo tarpato, ho potuto esercitare, lungo i circa 100 km. fatti in macchina in giro per case, un sano esercizio di riflessione “urbanistica” sull’Australia. Non me ne vogliano i futuri architetti Luca e Valentina, che potrebbero darmi fior di lezioni sulla corretta valutazione architettonico-urbanistica degli edifici australiani, ma la concezione della vita e della comunità che si ricava dal modo in cui vengono costruite le case e le città è quanto di più lontano dalla nostra sensibilità. Melbourne a parte (oggi infatti siamo stati nelle città “minori” di Monash e Frankstone, che fanno comunque parte dell’area metropolitana della capitale del Victoria), qui le città non sono altro che aggregati di villaggi sparsi per decine di chilometri, ognuno dei quali costituisce un microcosmo legato solo amministrativamente al proprio territorio: le stesse Oakleigh e Clayton sono paesi (anche di diverse migliaia di abitanti) autosufficienti per i servizi essenziali (addirittura ci sono gli ospedali in ognuno di essi) che costituiscono “contrade” delle città, venendo su in maniera del tutto artificiale. Quando il Comune decide di costituire una nuova “cellula”, si individua il sito, si costruiscono le case, dotandole dei servizi pubblici, si vendono e si crea un’altra micro-comunità: lo abbiamo visto oggi andando a trovare Anthony, l’ultimo dei tre figli dei miei zii, che ha acquistato un lotto in una delle nuove zone, sorta l’anno scorso dal disboscamento selettivo di una grande area verde, del tutto isolata dalle altre “contrade”. E poi: quali case? La vastità del territorio a disposizione ha indotto tutti a costruire abitazioni ad un piano unico, tutte dotate di giardino e garage, occupando quanto più spazio possibile ed estendendo, seguendo le strade (a tre corsie per senso di marcia, tutte, anche quelle provinciali), in lunghezza i paesi. Insomma, una distesa di case basse che occupa un’area immensa, senza piazze, senza riferimenti (il municipio, la scuola, la palestra, l’ospedale si confondono nell’uguaglianza dello stile delle costruzioni), senza distinzioni: che tipo di comunità si può costruire in questo modo? Appena appena si possono conoscere i vicini confinanti, e solo perché si condivide con loro l’uso (e i relativi oneri) della staccionata che segna la divisione delle due proprietà. In compenso, non esistono cancelli: tutte le case sono aperte e non c’è timore per furti o intrusioni. Forza della legge, che qui è molto aperta e liberale, ma rigidissima ed implacabile verso coloro che non rispettano le regole, anche le più elementari (basti pensare che solo ieri, nei pochi minuti nei quali ho frequentato la Flinders Station la Polizia Municipale di Melbourne ha elevato decine di multe a coloro che non avevano il biglietto della metropolitana: quando mai si è vista una cosa del genere a Roma?).

Beh, domani è domenica: la prima messa in terra d’Australia, ma sarà in italiano, visto che qui vicino ci sono due foltissime comunità cattoliche italiane! E dopo la messa, tempo permettendo, si riparte alla scoperta di Melbourne: ci sono ancora decine di cose da fare!!!

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2 risposte a Alla scoperta di Melbourne

  1. Luca ha detto:

    Bello Antonello…non ancora finisco di leggere tutto…ma ho visto la foto…e non so se hai notato che hai fatto la foto ad una opel corsa versione come quella di Anna…hehe..solo che in Australia non si chiama opel corsa ma Vauxhall..e cambia lo stemma…fammi un favore armati di cacciavite e rubamene un paio hehe..no? vabbhè

  2. Luca ha detto:

    Sai qual\’è la cosa ridicola secondo me, è che ci sono degli edifici da come vedo nelle foto…pseudo rinascimentali (solo che il rinascimento è del 1400/1500)…come la necessità di darsi una storia..crearsi quello che non si ha. Bhò però se ci sono centri commerciali come dici tu…volgio venire lì…così me li giro tutti!!!

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