Tra highway e parking, una giornata per assaggiare Toronto

 

La prima vera giornata canadese inizia per noi presto, molto presto: ancora presi dal jet-lag, come scrivevo rapidamente ieri notte, ci siamo ritrovati a svegliarci tutti e cinque tra le 3.15 e le 3.45 ed a trasformare il cuore della notte in una improvvisata piazzetta dove ciarlare del più e del meno, senza ricordare che gli altri abitanti della casa se la dormivano della grossa…

Comunque, vinti più dalla stanchezza che dal sonno, alla fine siamo crollati e la sveglia ideale ha suonato attorno alle 9, ora in cui la padrona di casa, l’impeccabile signora Giuseppina, aveva già imbandito una tavola da colazione da fare invidia a qualsiasi reggia. Tra dolci e frittelle, pane tostato e marmellata, burro di arachidi e yogurt, latte e caffè, spiccavano per la loro curiosità dei cornetti mignon fatti in casa, del tutto diversi da quelli con i quali siamo abituati a fare colazione: opera della figlia di Mario e Giuseppina, Sonia, questi squisiti cornettini, che mescolavano il sapore del burro, del cioccolato e dell’uvetta, in realtà erano rugelach, dolci tipici ebraici di tradizione est-europea.

La colazione, decisamente abbondante, ci ha permesso di affrontare l’impatto con l’aria frizzante della mattinata: la neve aveva imbiancato tutta la città, con una coltre non molto alta, una decina di centimetri, che ha dato uno spettacolo meraviglioso in abbinamento alle ordinate villette di Lois Drive, la via dove abitiamo in questi giorni.

Alle 10.45 si presenta puntuale Osvaldo (o Valdo o Aldo, a seconda di chi lo chiama), presidente del Val di Foro club, per condurci per la prima volta alla scoperta di Toronto. Trentacinque sono i minuti (tutti percorsi su un’ampia highway) che dividono Woodbridge dalla capitale dello stato dell’Ontario: una lunga teoria di piccole villette abitate principalmente da italiani, poi di stabilimenti artigianali o di piccola industria, poi di case via via sempre più in stile inglese, fino ad arrivare ai grattacieli altissimi della City, tra i quali svetta la CN Tower, l’edificio più alto al mondo con i suoi 553 metri totali.

La prima meta della giornata è Chin Radio, emittente radiofonica italiana, da oltre 40 anni la voce del Bel Paese in Canada e da qualche anno anche delle altre minoranze etniche, visto che ha notiziari e programmi in ben trenta lingue diverse: creatura di un geniale pugliese, a cui hanno dedicato una strada e una piazza nelle vicinanze della sede della radio, Chin Radio è inserita nel cuore di Little Italy, quartiere che è sempre meno italiano, anche se il tricolore spunta un po’ dappertutto tra le vie eleganti con villette molto raffinate.

Prima di salire in radio, sosta in un tipico caffè italiano, per un espresso che davvero è più che passabile: qui la differenza con l’Australia si sente, il caffè lo sanno fare davvero!

Intanto, nonostante la temperatura oscillasse tra -1 e 4 gradi una piccola passeggiata a Little Italy non è stata sgradita…

Saliamo finalmente a Chin Radio e qui incontriamo il sindaco di Introdacqua, anche lui a Toronto per un venticinquennale di club italiano (tra l’altro si celebrerà la stessa sera del nostro): dividerà con il sindaco di Ripa Teatina lo spazio di mezz’ora del programma culturale abruzzese, in onda tutti i giovedì dalle 19.00 alle 19.30. Ci sistemiamo nella sala registrazione, tutto pronto e Mauro inizia con la sua proverbiale oratoria a condurre l’intervista, surclassando l’interlocutrice, Ivana, che tra l’altro è la presidentessa della Federazione dei Club Abruzzesi di Toronto, che subito si trova in sintonia con tutti, promettendoci la sua presenza alla festa di sabato.

Finita la registrazione dell’intervista, tutti in macchina per scoprire la CN Tower (la torre della nazione canadese): 533 metri, due punti di avvistamento, a 350 e 447 metri, due ascensori di elevata velocità (che coprono l’intero tragitto in 58 secondi) e tante viste mozzafiato, sopratutto quelle sul lago Ontario, che è splendido con la luce del sole che si riverbera sul pelo dell’acqua. Peccato che una leggera foschia ci abbia impedito di vedere il lato statunitense del lago. Dall’alto Toronto mostra la sua multietnicità: la topografia della città, davvero grande, 2.700.000 abitanti, svela la nazionalità dei suoi abitanti, dalle villette verdeggianti degli anglosassoni, ai “casermoni” dove vivono indiani e ispanici, alle case basse con balcone, tipicamente italiane…

Scesi dalla CN Tower, un leggero languorino ha preso un po’ tutti (dopo sei ore a digiuno, sebbene la colazione fosse stata davvero abbondante): presi dal furore americano, ci siamo fatti cinque hot dog, che poi ognuno, come pare essere costume qui in Canada, ha farcito come voleva, scegliendo da un’ampio ventaglio di opzioni.

La necessità di andare a salutare il presidente dell’Abruzzo Club (anzi Abruzzi Cultural Club of Ontario è la dicitura esatta) ci ha fatti risalire in macchina: scelta scellerata, visto che siamo capitati nel bel mezzo del traffico di fine giornata lavorativa, con code assurde e lentezza esasperante delle file di automobili, la cui cilindrata minima è 2000, anche se di media non si scende sotto i 3000 cc (tanto la benzina qui costa appena 76 centesimi di dollaro, poco meno di mezzo euro al litro). In compenso, abbiamo attraversato (per evitare un incidente sulla highway) un bel po’ di quartieri della città, prima di entrare nel territorio di Vaughn, comune limitrofo di Toronto, dove ha sede il club abruzzese, posizionato in una zona a prevalente vocazione artigianale e piccolo-industriale.

La sede del club è sobria, si potrebbe dire anche spartana, ed è frequentata da pochi corregionari, tutti avanti con l’età: tra di essi abbiamo beccato un simil-J.R. (per il largo cappellone a falde tipico texano) di Gessopalena, “lu Iesse”, come puntualizzava… puntigliosamente. Un breve aperitivo, quattro chiacchiere e di nuovo sulla strada, ma dopo due isolati siamo dovuti tornare indietro: Gianluca aveva dimenticato la borsa con soldi, documenti e telecamera all’attaccapanni del club!!!

Altro fuori programma ce lo fa vivere Roberto: colpito da un gelido spiffero d’aria, ha un occhio molto gonfio, sembra quasi un pugile suonato… Si impone la ricerca di una farmacia, che qui in Canada assomiglia piuttosto ad un emporio: cioccolate, biglietti d’auguri, giochi, articoli di cartoleria, giornali e riviste! Non potendo esibire una necessaria ricetta medica, ecco che siamo passati dal vicinissimo ambulatorio pubblico, purtroppo stracolmo! La decisione finale è stata quella di ricorrere ai cari e vecchi “metodi della nonna”: tornare a casa, mettere sul fuoco una bella camomilla e con gli effluvi curare l’occhio pesto di Roberto.

A casa, il tempo di rinfrescarsi ed ecco la cena, superbamente preparata dalla padrona di casa, e il taglio della torta di benvenuto insieme a tutta la famiglia di Mario: figli, generi, nuore, nipoti. Tante chiacchiere di ogni tipo (anche quella su presunti effetti benefici del cuore di rondine, che Marco afferma di aver mangiato da bambino, crudo pure, in quanto ritenuto capace di sviluppare l’intelligenza).

Dopo due risate con Marco Papa e il suo trailer di “300”, è scoccata finalmente per tutti l’ora del sonno… non per me che sono qui a raccontare tutte le nostre peripezie.

E domani, se tutto va bene, dovremmo andare alle Cascate del Niagara!!!

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