27 novembre: L’ultimo saluto a Toronto

 
Insomma, alla fine è arrivato anche l’ultimo giorno intero da passare in Canada: questa mattina non eravamo proprio entusiasti di alzarci, ma l’appuntamento al municipio di Toronto per il saluto al sindaco era irrinunciabile e alle 9.00 era prevista la partenza. Quindi, con poche ore di sonno (e stavolta non per colpa del jet-lag), ci siamo rapidamente preparati, ma all’arrivo di Osvaldo l’incontro con il primo cittadino era stato cancellato da un imprevisto funerale al quale David Miller (questo il nome del giovane sindaco di Toronto, di circa 40 anni) doveva partecipare. Dismessi in fretta i panni ufficiali, in breve torniamo casual e pronti per una piccola scoperta del downtown torontoniano.

All’arrivo in città, ecco la sorpresa: il sindaco ci avrebbe ricevuti per qualche minuto, proprio prima di partire. Ci precipitiamo in municipio ed ecco che lo sportivo Miller ci accoglie con simpatia e riusciamo a scambiarci i doni rituali, con l’arrivederci in Italia (proprio la settimana prossima il sindaco è atteso a Milano). Grazie alla disponibilità del primo cittadino, veniamo accompagnati in una sommaria visita della city hall, che è davvero affascinante nella sua modernità, grazie alle tante opere d’arte in essa contenuta.

All’uscita, passeggiata per il centro in puro stile americano, ossia con in mano il bicchierone di cartone di Starbucks con del caffè alla cioccolata bianca che ci accompagna per l’ultimo shopping all’Eaton Centre, a caccia degli ultimi souvenir.

Ultima tappa in città, il Royal Ontario Museum, un monumentale museo di ben quattro piani enormi, con storia, scienze naturali, paleontologia e etnologia come ingredienti principali: una visita di tre ore, che però sono state del tutto insufficienti per ammirare le tante ricchezze presenti tra i corridoi e le sale espositive. Certamente, sarà una delle cose da rivedere con molta più attenzione e profondità la prossima volta che torneremo in Canada. Anche perché è sicuro che torneremo!

Alle 15.30 siamo di nuovo in macchina per andare verso nord, a Bond Head, piccolo sobborgo di appena mille abitanti (raro per queste parti) dove ha la casa Osvaldo, che si è riservato l’ultima cena con noi (solo che chiamare cena un pasto che inizia alle 17.00 è un po’ azzardato, ma comunque ci siamo andati preparati, rimanendo a completo digiuno fino a quell’ora). Ottime libagioni finali con pesce sopraffino e carne di cervo, che non mangiavo da circa dieci anni.

Alle 19.00 tutti al Club Abruzzo per i saluti finali del comitato del Val di Foro Social Club: ancora una volta siamo stati sommersi dall’affetto di tutti e ne siamo usciti fortemente commossi. A me la mitica Loredana, vicepresidente del Club e con parenti miglianichesi, ha regalato un copricapo da giullare e un paio di corna di alce di buon augurio che ho prontamente indossato divertendo e divertendomi un mondo. Sono arrivati a salutarci anche due voci “storiche” di Radio Chin, la radio degli italiani in Canada: Alfonso Ciasca, che ha presentato la serata del venticinquennale, e Ivana Fragasso, conduttrice del programma abruzzese. Infine, gli abbracci, i baci, gli arrivederci, le promesse, i sorrisi: un mix travolgente e commovente che rischiava di sommergerci, ma l’esigenza di tornare subito a casa ci ha salvato.

Non sapevamo però cosa ci attendeva a casa di Mario: tutta la famiglia allargata in attesa, chiacchiere, risate, le ultime battute e soprattutto un mare di regali. Un affetto mai riscontrato, che mi ha riscaldato il cuore ed aumentato la nostalgia che già alberga in me (ed in tutti i componenti della “spedizione canadese”). Vincenzo, Sonia, Adriano, Tania, Enzo, Marcella, Mario, Giuseppina, Carmine, Anna, i piccoli Luca, Andrea, Marco, Giulia, poi Alessia ed anche Osvaldo e la moglie: insomma, tanti ciao e tanti arrivederci che si sono accavallati (poi, più di qualcuno domani ci accompagnerà all’aeroporto… e lì tutti mi sa che ci scioglieremo non poco). Intanto, tutti dovremo domani andare ad acquistare un’altra valigia per stipare i tanti doni che ci sono arrivati (senza contare i regali che abbiamo in abbondanza preso qui per portare in Italia).

Infine, all’apertura della porta di casa per salutare tutti, la sorpresa che ripete quella che ci aveva accolti dieci giorni fa: una placida neve inizia a scendere per Woodbridge: un segnale di saluto che mi riempie ancor più di nostalgia.

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